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Fuori Tema

16/01/2017, 10:49



Labsus,-amministrazione-condivisa-dei-beni-comuni


 Nuove forme di Collaborazione



Quattro anni fa questo strumento semplicemente non era ancora stato concepito, come evidenzia il Rapporto Labsus 2016 sull’amministrazione condivisa e sino a due anni fa non aveva nemmeno una concreta traduzione amministrativa approvata da un comune italiano; oggi coinvolge 104 comuni italiani ed ha originato oltre 420 "patti di collaborazione", accordi cioè che prevedono l’impegno comune di cittadino o organizzazioni di terzo settore e di istituzioni per perseguire una finalità di interesse generale.

Lo strumento è il "Regolamento per l’amministrazione condivisa dei beni comuni", ideato, sostenuto e diffuso da Labsus, che ha visto la sua prima adozione due anni fa da parte del Comune di Bologna, generando in questi quattro anni oltre 200 patti di collaborazione.

I "patti" possono riguardare l’animazione di uno spazio pubblico, la manutenzione di un giardino, il decoro di una via, la restituzione alla cittadinanza di un edificio dismesso e molte altre cose. 

La formula è semplice: un soggetto - cittadini, associazione, cooperativa - individua un bisogno sociale - ad esempio uno di quelli sopra elencati - e si propone di farsene carico; chiede all’ente locale un supporto, ad esempio le attrezzature necessarie e questo origina appunto un patto tra proponenti e Comune e quindi la presa in carico, da parte della società civile, del bisogno sociale individuato.

Il fatto che in un tempo breve dal punto di vista amministrativo questo strumento abbia incontrato una così grande diffusione rappresenta - forse insieme ai patti di sussidiarietà della Regione Liguria e ad alcune esperienze avanzate di alcuni comuni italiani - la principale innovazione  amministrativa di questo decennio e sicuramente quella che meglio di ogni altra, anche grazie all’incessante opera di Labsus, è riuscita a diffondersi e ramificarsi nel Paese.

Questo non significa che non vi siano nodi aperti ancora da affrontare e che sono oggetto di riflessione da parte di chi sta sperimentando questo strumento: aspetti assicurativi, limiti legati alle normative sulla sicurezza, ecc. Ma ciò non toglie che, in un’epoca pesantemente penalizzata da una "religione del mercato", che porta a ritenere la competizione e l’appalto l’unica soluzione per regolare i rapporti tra la pubblica amministrazione e ogni altro interlocutore (considerato sempre e comunque un "privato"), i regolamenti costituiscano una coraggiosa e importante contro tendenza, affermando con forza che il bene pubblico può essere perseguito, nell’interesse generale, attraverso il supporto sussidiario da parte dell’ente locale a iniziative di impegno e responsabilizzazione della società civile.

Sicuramente questi temi saranno al centro anche della Biennale della Prossimità del giugno 2017 - che non a caso si svolge a Bologna - e che si accoglierà tra le altre cose l’incontro annuale degli oltre 200 patti di collaborazione nati in quel territorio dal Regolamento approvato nel 2012.

Per chi volesse approfondire il tema del Regolamento per l’amministrazione condivisa e dei patti di collaborazione, oltre al Rapporto Labsus 2016, è disponibile questo articolo di Daniela Ciaffi pubblicato su Welfare Oggi 5/2016 e qui ripreso da secondowelfare.it.

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E’ forse utile rocordare che Labsus insieme ad Euricse e all’Università degli studi di Trento ha promosso nel 2016 la prima edizione di SIBEC, la Scuola Italiana Beni Comuni, un’importante iniziativa formativa, destinata a ripetersi nel 2017 (le iscrizioni sono aperte), dedicata alla gestione condivisa dei beni comuni.


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