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Fuori Tema

21/10/2015, 21:58



Riforma:-avanti-non-importa-dove


 Avanti tutta, sembrano dire riviste



Avanti tutta, sembrano dire riviste (1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 - 8  - 9 - 10 - 11 -12 - 13 - 14 - 15 - 16 - 17 - 18) e blogger, in apprensione per il rallentamento dei lavori sulla riforma del terzo settore al Senato, dove il termine per la presentazione degli emendamenti è rimandato a settembre. Si legge qua e là di non meglio identificate "forze della conservazione" (il sempre non meglio identificato "terzo settore tradizionale") che frenerebbero la riforma, spaventate dall’innovazione che tale legge porterebbe. Dando così buon gioco al Governo per rassicurare che no, la riforma la si vuol proprio far passare in fretta, al massimo con poche limature.

E’ comprensibile che i ripetuti rinvii al Senato siano irritanti ma... è del tutto insignificante l’osservazione che, con buona pace degli "eminenti giuristi" (chi, per curiosità?), il testo uscito dalla Camera presenti problemi non secondari? Chi sostiene la necessità di una celere approvazione ne é consapevole?

Si vuole davvero distinguere il grano dal loglio? Si era partiti dicendo di separare il grano dal loglio, la mensa per i poveri dal circolo di golf. E ci si aspetterebbe di individuare nella delega criteri chiari per farlo, ma sfortunatamente non se ne trova traccia esplicita. A buon senso si direbbe: attività che rispondono a bisogni importanti fatte con modalità che determinino beneficio sociale. Se manca una delle due cose, no. Insomma, ospedale (anche non profit) con tariffe per soli ricchi no (manca il beneficio sociale), aranciata a basso costo acquistabile anche dai poveri nemmeno (non è un’attività che risponde a un bisogno importante, semmai è un articolo per hard discount).Presidio sanitario non profit che offra cure a chi ne è sprovvisto sì. Sulle attività si trova nelle delega qualche traccia (fatta maluccio, ne parliamo dopo), sul beneficio sociale no. Forse si sta fraintendendo la faticosa definizione di terzo settore che la delega propone (ma comunque, nel caso: le leggi non dovrebbero essere chiare e univoche oltre ogni dubbio? Forse, quando si fanno definizioni, un elenco di punti sarebbe meglio delle evoluzioni narrative...), ma nella delega così scritta circolo di golf e ospedale per ricchi rimangono parte terzo settore. Magari (forse) con minori benefici fiscali, ma di terzo settore. E’ un punto secondario? Possiamo chiamarla riforma?

Sempre su grano e loglio: il fatto che con tutta la giusta enfasi suicontrolli, conseguente anche ai fatti di cronaca, si escludano esplicitamente risorse per realizzarli, che non si tratti il tema dell’uso improprio del finto volontariato nella gestione di servizi, che nel parlare di affidamenti si ignori il dumping contrattuale (e - ma questo sarebbe un altro tema - in generale si tradisca su questo tema un approccio più conservativo rispetto a quello della consultazione ANAC!), non sembrano cose proprio marginali. 

Semplificazioni: una vera riforma dovrebbe ragionevolmente dire chele diverse forme di terzo settore si differenziano per vocazione, ma che poi il trattamento fiscale dipende da quello che fai. Se vendi, vendi. Il che vorrebbe dire mettere mano - unificandolo - a quel complicato castello che è nel nostro Paese la convivenza tra categorie civilistiche e fiscali, che invece la riforma sembra lasciare in vita, facendo riferimento alla persistenza degli "enti non commerciali" e non cimentandosi invece in criteri generali per la fiscalità del terzo settore.

E ancora: non si capisce bene, ma pare che permanga un doppio binario  sulle attività di utilità sociale: quelle del 155/2006, debitamente allargate, per le imprese sociali, qualcosa di non meglio precisato (l’elenco delle Onlus? Altro?) per il terzo settore. E così su altri aspetti. Al di là della mancata semplificazione... perché? In base a quale logica mai chiarita?

Sull’impresa sociale molto si è scritto, ma la domanda fondamentale resta: ma questa povera creatura, è di terzo settore - e quindi, salvo esplicite previsioni, ne condivide caratteristiche e vincoli - o meno?Se sì, perché ci si contorce a definirla, peraltro in modo piuttosto involuto, come soggetto a sé? Se no, si ha presente il danno che si sta portando? E comunque: non sarebbe meglio precisarlo senza ambiguità? E poi, sempre per parlare di semplificazioni: una disciplina dell’utile ispirata a quella della mutualità prevalente, cioè con percentuale massima e quota massima di utile distribuito, ma con taliparametri diversificati per forma giuridica, non sembra tanto una semplificazione. Tra l’altro: per quale logica, diversificati?

Molto altro sul tema, a partire dalla collocazione impropria dell’impatto sociale anche nel dominio della "definizione" dell’impresa sociale oltre che in quello, corretto, delle verifiche, lo si tralascia, avendone già scritto in precedenti articoli (23 marzo - 16 marzo - 9 marzo 2015 - 20 agosto 2014).

E poi quella dizione pasticciata su servizio civile e difesa della Patria, il riferimento che ancora manca al servizio civile degli stranieri; una timidezza nell’affrontare temi, come quello dei CSV, che nell’occasione di una riforma così importante meriterebbe qualche riflessione in più. 
E qualcos’altro che per brevità qui si tralascia.

Insomma, sì, non perdiamo tempo, ma godiamoci il più possibile un po’ di provvidenziale bicameralismo fin che c’è. 


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