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Fuori Tema

21/10/2015, 21:51



Sono-senza-vergogna


 Ci sono personaggi fatti così



Ci sono personaggi fatti così: come il Prefetto Gabrielli, l’amico di ogni potente chiamato ad un delicato compito in una città scossa da ripetuti scandali, che gigioneggia ogni volta che può davanti ad un giornalista, un microfono o una telecamera; ora si schermisce amabilmente come umile servitore dello Stato, ora - spesso - pontifica sulle più varie. Tra questi secondi casi, quello in cui se la prende con il "5% criminogeno", la delibera 60 del 2010 del Comune di Roma, cioè la riserva di affidamenti a cooperative sociali di inserimento lavorativo. 

Dunque, mettiamo i dati oggi conosciuti in ordine: a quanto si legge dai giornali negli ultimi quattro anni nel comune di Roma sono stati affidati senza gare pubbliche o comunque con procedure di scarsa trasparenza l’87% dei lavori, 3 miliardi, la metà della spesa totale; in particolare vengono segnalate poi le posizioni di cinque gruppi imprenditoriali, 3 dei quali cooperativi: la 29 giugno, 40 appalti 17 milioni; la Domus caritatis, 111 appalti per 37 milioni di euro, la casa della solidarietà (La Cascina), 76 appalti per 18.5 milioni di euro.

Fermiamoci un attimo. 3 miliardi affidati senza trasparenza; 70 milioni quelli a soggetti cooperativi su cui si appuntano i maggiori sospetti, il 2.5% scarso. E la "ricetta Gabrielli" è quella di bastonare gli affidamenti a cooperative B che certo, quando scorrettamente utilizzati, possono essere stati un (piccolo) ingranaggio di un sistema criminale, ma che indubitabilmente in tutta Italia rappresentano unveicolo importante per l’inserimento sociale e lavorativo.Meccanismi di questo tipo, diffusi in diverse aree del Paese, sono in realtà esempi di grande responsabilità con cui le amministrazioni locali,anticipando orientamenti oggi fatti propri dalle istituzioni comunitarie, hanno utilizzato il public procurement per politiche di inclusione, consentendo a decine di migliaia di persone - disabili, ex tossicodipendenti, detenuti, pazienti psichiatrici e anche tanti lavoratori altrimenti impossibili da collocare - di reinserirsi socialmente e di uscire dalla condizione assistita.

Come utilizzare questi strumenti al meglio questi strumenti? Al Prefetto Gabrielli basterebbe prendere in mano il volume Maggiolirealizzato da ACI sul tema (o anche le linee guida Anac in via di consultazione e la deliberazione AVCP del 2012) per verificare come sia possibile utilizzare tali strumenti in completa trasparenza e legalità: non si tratta di "rivederli", ma di applicarli come legge prevede. E se si dedicasse a garantire l’applicazione delle leggi, anziché a prendersela con avversari di comodo?

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Ma Gabrielli non sproloquia a casaccio: con un istinto comune a molti di coloro che sono avvezzi a ben galleggiare in ogni tempo, sa seguire l’onda e oggi sparare sulla cooperazione va di moda.

Un altro esempio di questa settimana? Un articolo agghiacciante apparso su il Giornale, intitolato "30 mila minori nelle case famiglia: un business che si finge accoglienza": un condensato di scempiaggini non documentate e luoghi comuni da bar: dagli assistenti sociali e giudici che rubano i bambini a famiglie povere ("I servizi sociali, i tribunali e le sentenze a volte date con troppa superficialità") al fatto che manchino i controlli ("Il problema principale è l’assenza di un monitoraggio. Pochi sanno cosa succeda in queste strutture. Solo in rari casi e grazie alla sensibilità di qualche assistente sociale molte verità vengono portate alla luce"): si vede che chi scrive non ha vaga idea di cosa sia la vigilanza, di cosa facciano i servizi sociali e socio sanitari invianti. E poi il ritornello che si tratta di soldi pubblici (sì, ci ha scoperto! In effetti non viene richiesto ai minori di pagare di tasca loro. E nemmeno agli operatori di mantenerli tutti come fossero figli loro senza prendere lo stipendio), per poi concludere: "Non sarebbe meglio lasciare questi minori con i propri genitori? Il contributo dato alle comunità per ogni bambino di 79 euro lo Stato paga dai 2.130 ai 2.970 euro. Una somma questa che potrebbe sostenere i nuclei familiari in difficoltà con il vantaggio di non avere spese aggiuntive. Ma fino ad oggi come ci è sembrato di capire si sceglie la via più drastica, portare via i bambini ."Mary Tagliazzucchi, carissima, che c’entrano i soldi alle famiglie? Mai sentito parlare di abusi? Maltrattamenti? Violenze? E più in generale di tutto ciò che è necessario per uno sviluppo di un minore? E che tali condizioni non le definiscono "comunità che fanno business" ma servizi pubblici, che dispongono - loro, e non certo le comunità - quando è necessario proteggere un minore allontanandolo e quando può ritornare nel nucleo originario?

Ma di questi tempi sono un po’ tutti senza vergogna.


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