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Cooperazione

17/11/2015, 07:53



Il-racconto-della-prima-Biennale-della-Prossimità


 Resoconto della prima edizione



La prima reazione di chi era a Genova ed ora guarda foto o video della Biennale è "ma veramente abbiamo fatto tutto questo?" 

Sì, perché non era possibile essere da tutte le parti nei momenti in cui il programma proponeva, in parallelo più eventi, ma soprattutto perché vi sono sfumature, volti, situazioni, fissate in queste immagini, che riescono a restituire in pieno quello che questo evento è stato: un segnale di cambiamento importante, che probabilmente farà vedere a chi c’era le cose in modo diverso d’ora in avanti, sia per quanto riguarda la propria presenza sul territorio, sia per il modo con cui raccontarla.

Infatti 120 organizzazioni, 6000 scatti ufficiali, 3 spettacoli teatrali, 4 film, 60 video, 2 seminari, 2 workshop, circa 200 tecnici di settore provenienti da 10 regioni italiane sono i "numeri" di un evento che hai colori del buon esito, ma la Biennale della Prossimità è molto di più. Le tre giornate genovesi hanno rappresentato un format nuovo, da una call sul web e da una raccolta spontanea di partecipanti; è un programma diffuso nei temi e negli spazi che contamina senza recinti la città; è una condivisione senza sé e senza ma degli obiettivi dell’iniziativa da parte di ogni singolo partecipante; è un appuntamento che ruota torno ad un asse principale e cioè racconta il tuo modo di fare prossimità.





Quello che le organizzazioni promotrici (Social Club Torino, Social Club Genova, Consorzio Nazionale Idee in Rete, Associazione ISNET, Emporio della Solidarietà di Lecce e Fondazione Ebbene), i 120 aderenti e le centinaia di persone partecipanti hanno trasmesso in questi 3 giorni è l’assoluto bisogno di non fermarsi davanti ad una crisi che si nutre della miseria delle risorse economiche e della diffusa incapacità di gestire i problemi sociali in maniera "differente". Così per i carrugi di Genova ecco prender forma nuovi modi di fare housing, economie condivise di quartiere, cibo e welfare che si fondono e molto molto altro con una propensione di ogni singolo partecipante a contaminarsi e contaminare l’altro. Con lo sguardo dritto al bisogno di ben-essere delle comunità e un occhio attento ai processi di sviluppo locale ed a nuovi modi di essere "economia", la Biennale ha ospitato la sharing economy e la cooperazione sociale, l’alimentazione, il cibo e la povertà ma ancora l’ambiente e i rifiuti , la riforma del terzo settore, i laboratori per l’amministrazione condivisa senza dimenticare il lavoro e l’inclusione, la rigenerazione urbana, la cultura e i territorio, l’educazione, l’innovazione e la qualità della vita.

Il momento più intenso? Forse la cena condivisa nelle strade della Maddalena dove le donne hanno cucinato e offerto i loro piatti a chiunque passasse e volesse raccontare e raccontarsi seduti attorno a un tavolo.

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Vedi qui alcuni degli articoli pubblicati sull’evento o vedi qui la rassegna di tutti i media












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