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21/10/2015, 22:06



Legge-delega,-le-prime-scelte.-Luci-ed-ombre


 La Commissione Affari Sociali



La Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati ha iniziato la discussione del DDL delega di riforma del Terzo Settore. Si tratta quindi di una discussione preliminare a quella che dovrà avvenire nelle aule parlamentari, che però è utile seguire perché inizia a delineare gli orientamenti dei parlamentari impegnati nella discussione. Proviamo ora a sottolineare alcuni dei punti di maggiore rilievo, concentrandoci su due aspetti, la vigilanza e l’impresa sociale.

Art. 2bis (Vigilanza, monitoraggio e controllo)

Vigilanza e controllo, no all’Authority: il tema dei controlli e della vigilanza è tra i temi più delicati, anche a causa dei noti scandali che hanno interessato organizzazioni di terzo settore. Un primo aspetto riguarda il soggetto cui porre in capo le funzioni di vigilanza. A questo proposito relatrice e Governo non considerano opportuna l’istituzione di un’Agenzia di settore o di una Autorità indipendente in quanto, secondo la relatrice,  "una vigilanza efficace su una platea così vasta richiederebbe una struttura di dimensioni rilevanti, con conseguenti problemi nell’individuazione delle risorse necessarie"; le funzioni di controllo sono invece affidate al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Su questo punto si segnalano prese di distanza significative, come quella di Zamagni che su Vita considera questa scelta un grave errore, figlio di una mentalità inguaribilmente statalista e dirigista: insomma, il terzo settore sarà pure il "primo", ma è posto sotto il "secondo" anziché sotto un’autorità terza.

Vigilanza e controllo, valorizzato l’autocontrollo: di segno diverso i commenti su un altro elemento introdotto nella discussione in Commissione, la previsione di "forme di autocontrollo degli enti di terzo settore" anche chiamando in causa gli organismi maggiormente rappresentativi e i CSV per supportare gli enti di minori dimensioni; su questo tema si legge ad esempio un commento favorevole del Forum del Terzo Settore.


Art. 4 (Impresa sociale). E’ iniziata la discussione sull’art. 4, quello relativo all’impresa sociale

Vediamo ora sinteticamente alcuni dei punti trattati, provando a comprendere gli orientamenti che ne emergono.

Contorcimenti che restano: il comma 1, lettera a) dell’art. 4, pur riformulato, continua ad essere quel contorcimento che inizialmente era: una frase involuta che tenta di mettere insieme tutto e da cui alla fine si capisce poco. Resta la posizione preminente (diversamente che per il resto del terzo settore, chissà poi perché) di un concetto strucciolevole e poco significativo da un punto di vista normativo come l’impatto sociale (ora non più definito "misurabile", ma poco cambia) che, proprio a voler contentare tutti, più che come obiettivo primario avrebbe meglio figurato in posizione più defilata (NotizieInRete ne aveva parlato qui).

I settori in più: i settori di attività ulteriori, che nel ddl originario erano demandati ai decreti attuativi, qui sono esplicitati. I settori aggiuntivi indicati sono di buon senso (commercio equo, servizi per l’impiego rivolti a lavoratori svantaggiati, microcredito, housing), resta - oltre al dubbio generale circa l’opportunità degli elenchi di attività, ma questo ci porterebbe lontano - una perplessità sull’opportunità di cementificare in una legge e non nei decreti una materia volatile e in evoluzione come i settori, che presumibilmente sono destinati a mutare in tempi molto più rapidi che quelli delle legiferazione.

Sindaci per tutte le imprese sociali: positiva l’estensione a tutte le imprese sociali anche non cooperative della necessità di dotarsi "di uno o più sindaci allo scopo di monitorare e vigilare sull’osservanza della legge e dello statuto da parte dell’impresa sociale, sul rispetto dei principi di corretta amministrazione e sull’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile".

Il nodo dell’obbligatorietà: introdotta nel ddl Bobba Lepri di gennaio e ripressa nel ddl delega all’art. 4, comma 1, lettera b) ("revisione dell’attuale disciplina dell’attribuzione facoltativa della qualifica di impresa sociale") il testo è stato accantonato. Si scontrano due visioni differenti, da una parte quella secondo cui quando un’organizzazione di terzo settore fa attività economicamente rilevante deve definirsi come impresa, assumendone i diritti e i doveri, dall’altra le resistenze di una parte del terzo settore che ritiene gli obblighi che ne deriverebbero troppo gravosi. Ad oggi questo testo è stato rimosso.

E cosa se ne fa, l’impresa sociale, degli utili? Altro punto sensibile della normativa. Nel Bobba - Lepri di gennaio l’impresa sociale era un non profit a cui si accordava una flessibilità nella gestione degli utili analoga a quella in essere nel mondo cooperativo, nel ddl è una for profit a cui si pongono taluni limiti. Al di là della discussione sul punto di caduta concreto, che nei decreti attuativi potrebbe in linea di principio essere non troppo distante nelle due ipotesi, si tratta di una battaglia culturale non secondaria, su cui si confrontano visioni diverse (quella di NotizieInRete, senza esitazioni,favorevole al mantenimento dell’impianto non profit, pur con tutte le flessibilità del caso). La Commissione la scorsa settimana ha deciso di non parlarne ancora e di passare aventi, vedremo la prossima. 





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