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22/11/2015, 08:37



Nè-vecchio,-nè-finto-nuovo-(intervista-a-Luca-Fazzi)


 Sul numero di Welfare Oggi



Sul numero di Welfare Oggi, rivista Maggioli diretta da Cristiano Gori,  in uscita in questi giorni compare tra gli altri un articolo di Luca Fazzi, che i soci di Idee in Rete ricordano per il contributo portato all’assemblea di bilancio del maggio 2014. 

L’articolo tratta temi spesso approfonditi su questa newsletter e, per gentile concessione della Rivista e dell’autore, ne riportiamo alcuni brevi estratti.

Welfare oggi intervista Luca Fazzi

Circa le modalità di rapporto con la pubblica amministrazione...

"La letteratura ha dimostrato in più occasioni che sono la programmazione e il coordinamento a costituire l’ambiente normativo e culturale più importante per lo sviluppo di un terzo settore che fornisce un apporto rilevante al sistema di welfare.

Inoltre è noto che l’apporto del terzo settore e dell’impresa sociale al sistema di welfare è ottimale nel momento in cui queste organizzazioni sono messe in condizione di operare come strutture di coordinamento di risorse formali e informali a livello locale." 

Se questo sarebbe il tema da affrontare, il dibattito culturale e legislativo sembra andare altrove...

"Questi temi non sono però affrontati all’interno della proposta di legge delega, che enfatizza la spinta verso la mercatizzazione e l’innovazione sociale, attribuendo ad esse un valore simbolico suo proprio, che prende forma attraverso la contrapposizione tra il vecchio welfare pubblico e un nuovo welfare basato sugli investimenti sociali e l’innovazione finanziaria.Il quadro che viene a prospettarsi nella pratica tende a assumere da questo punto di vista toni abbastanza paradossali. Da un lato il welfare pubblico con i relativi sistemi di regolazione è considerato da superare. Ma il superamento è lasciato in mano a idee di produzione dei servizi tutte da sperimentare quali i piani di sviluppo affidati alla finanza sociale oppure le start up sociali che non sembrano mettere al centro del proprio interesse i problemi centrali della tutela dei diritti sociali che rimangono prioritarie per il funzionamento del welfare nazionale."

... Così i problemi rischiano di rimanere tali e quali...

"... L’idea secondo cui il terzo settore può ammodernarsi e emanciparsi solo attraverso un più stretto contatto con la finanza e gli investitori soprassiede completamente dalle architetture legislative e normative che ostacolano un efficiente funzionamento delle organizzazioni a livello locale. Oggi una parte del terzo settore è bloccato da sistemi legislativi eccessivamente e inutilmente burocratici oppure da modelli di affidamento che selezionano gli erogatori non in base alla capacità di mobilitazione di risorse locali quali il volontariato le donazioni o il capitale sociale bensì del mero prezzo."

... mentre si rischia di perdere il senso autentico e distintivo del nostro operare...

"... Pensare di promuovere il cambiamento solo attraverso la costituzione di nuovi incentivi finanziari e nuovi mercati risulta sinceramente molto ardimentoso. ...  Un terzo settore appiattito su una finanza pubblica in affanno non è utile a nessuno. Ma per recuperare uno slancio forte rispetto ai bisogni, economicamente sostenibile e al contempo attento ai principi di giustizia e inclusione sociale è probabile serva un’idea di welfare un po’ più solida di quella che traspare da provvedimenti che spesso si contraddicono tra loro o ipotizzano forme di nuovo welfare alimentate da uno spirito imprenditoriale che si muove verso orizzonti scarsamente definiti. Il terzo settore deve restare un attore che persegue fini di giustizia e inclusione..."


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