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Cooperazione

21/06/2019, 19:15



Cooperazione-sociale-e-inserimento-lavorativo,-terza-tappa-a-Roma-del-Manifesto


 Dopo Milano e Taranto, a Roma una nuova tappa del Manifesto



Dopo Milano e Taranto ieri 20 giugno a Roma una  nuova tappa del Manifesto per il rilancio dell’inserimentolavorativo.

«Uno dei successi del Manifesto èaver coinvolto le centrali cooperative sociali in un percorso comune, che nonrivendica certamente la paternità, ma vuole essere un contenitore di idee eproposte operative per rafforzare il binomio tra cooperazione e inserimentolavorativo». Così Marco Gargiulo,Presidente del Consorzio Idee in Rete apre la terza tappa del Manifesto per ilrilancio dell’inserimento lavorativo svoltasi lo scorso 20 giugno a Roma.

Il cammino di riflessione econfronto lanciato più di due anni fa dai promotori del Manifesto, Idee in Rete, Abele lavoro e CNCA,sul ruolo che le cooperative sociali svolgono per promuovere processidi inclusione lavorativa ha subito prima con le tappe di Milano e Taranto e poi con quella di Roma una notevole evoluzione. Significativonon soltanto l’entusiasmo con cui oltre 120organizzazioni italiane hannosottoscritto le proposte, trasformando il progetto in un prodotto collettivo,ma anche il contributo offerto da Confcooperative che sta valorizzando ilpercorso fino a lanciare il prossimo ottobre il mese della cooperazione socialedi inserimento lavorativo. In programma eventi e appuntamenti su tutto ilterritorio nazionale riportando al centro del dibattito molti temi e contenutidel Manifesto.

«Da più di 10 anni - continua il Presidente di Idee in Rete- stiamo vivendo una profonda mutazioneche obbliga cooperatori e cooperative a interrogarsi su quale traiettoria percorrereper rispondere all’emergenzalavorativa senza perdere la qualità del proprio operato e i valori che nestanno alla base».E quattro sono le sfide, che come afferma lo stesso Gargiulo, cooperatori eimprenditori sociali devono affrontare per recuperare il senso di ricerca delproprio lavoro e tessere quel ruolo che narra la sua matrice, in un sistema nonpiù terzo, i cui paradigmi sono però certamente cambiati.

La prima, di carattere imprenditoriale,spinge le cooperative di tipo B a rimarcare la propria autonomiaimprenditoriale e districarsi dalla dimensione ancillare e a servizio dellecooperative di tipo A. Un invito, quello lanciato dal Gargiulo, di rispondere aquesto bisogno di futuro, che certamente trova terreno comune nel mondo dellacooperazione di inserimento lavorativo, facendo un salto di qualità erivendicando il proprio ruolo imprenditoriale mantenendo però fermo il riferimentoal sistema dei valori.

Ma loscenario e le difficoltà che emergono dagli incontri promossi dal Manifestospingono il mondo della cooperazione sociale a cogliere anche la grande sfida di rappresentanza per recuperarela centralità nelle politiche attive del lavoro. «Non basta soltantopromuovere l’aspetto positivo del nostro operato, caratterizzato da numeri increscita e aumento del fatturato - continua Gargiulo - dobbiamo continuare a promuovere la cooperazione sociale di inserimentolavorativo come strumento di integrazione per tutti coloro che sono esclusi dalmercato. Questa difficoltà deve essere affrontata a livello dirappresentanza, lanciando azioni che siano finalizzati a far emergere suitavoli programmatori regionali le possibilità offerte dagli strumenti normativi».

La cooperazione sociale forte di una capacità comprovata dadecenni di unire integrazione e impresa, sostenibilità e attenzione allepersone deve continuare dunque ad essere quello strumento di lettura di unsistema certamente mutato, che necessita di una sfida normativa per riportare al centro una serie di normativeconquistate negli anni ma sempre meno applicate e che potrebbero accompagnareanche quella fascia di popolazione, giovani Neet, over 50, che non trovanorisposte nel sistema normativo.

Ma se veramente gliimprenditori sociali possono e devono riacquisire il ruolo di interlocutori perlo sviluppo tutto passa per la contaminazione e una maggiore apertura con glienti locali, imprese, organizzazioni, associazioni, cittadini. Insomma unasfida, prima di tutto culturale, cheabbandona il concetto di funzione pubblica di inserimento lavorativo pertoccare la dimensione di responsabilità comune sulla scia di un cambiamento chesi costituisce con il contributo di tutti.


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