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Politiche

22/02/2019, 14:55



Milano,-Prima-tappa-del-Manifesto


 Un Manifesto per l’inserimento lavorativo



Oltre 100 organizzazioni italiane riunite a Milano in un lungo e partecipato dibattito per ribadire che la cooperazione sociale è in grado ancora oggi di generare processi di inclusione lavorativa. All’emergenza lavorativa, che costringe sempre più giovani ad abbandonare il nostro Paese e quasi 4 milioni di persone a vivere in condizioni di povertà, cooperatori e imprenditori sociali devono e possono recuperare la loro capacità di interlocutori tra i bisogni della Comunità e le esigenze del territorio. 

Ma serve un cambio di rotta. Un nuovo paradigma da ridisegnare, dove la cooperazione sociale è chiamata non soltanto a recuperare la sua matrice primaria, ovvero riportare al centro la persona, ma programmare e progettare acquisendo prima di tutto la consapevolezza dell’impatto economico che offre al territorio. Questa l’analisi emersa durante la prima tappa del "Manifesto per rilanciare la cooperazione sociale di inserimento lavorativo", che ieri a Milano ha chiamato a raccolta associazioni, volontari, federazioni regionali, imprese sociali e cooperative per tracciare insieme le nuove direttive da percorrere e contribuire allo sviluppo in una comunità in cui, però, i paradigmi sono certamente cambiati. 

Un percorso comune che continuerà a rilanciare idee e proposte durante la Biennale della Prossimità di Taranto dal 16 al 19 maggio.«Essere riusciti ad aggregare realtà sociali che operano fuori dalla nostra Rete, è certamente il dato fondamentale che emerge da questa prima tappa», ha dichiarato Marco Gargiulo, Presidente del Consorzio Idee in Rete, che insieme al Consorzio Abele Lavoro e CNCA, ha lanciato nei mesi scorsi il Manifesto

Un prodotto diventato collettivo grazie al contributo di oltre 100 organizzazioni italiane che hanno sottoscritto e condiviso il testo, offrendo spunti di riflessione ed esperienze concrete. La caratteristica di questo incontro è stato certamente il confronto; oltre 150 gli iscritti che hanno preso parte ai lavori partecipando ai 3 workshop: essere impresa che produce e che forma, declinando la peculiarità del modello d’impresa sociale capace di formare operando; essere impresa in relazione con il territorio, che riafferma il dialogo necessario e costante che le cooperative sociali devono interpretare con le comunità e con gli locali in ottica di co-progettazione e co-programmazione; ed essere impresa che incrocia bisogni e impegno di chi si avvicina al lavoro.

«La grande sfida che la cooperazione sociale deve affrontare oggi è continuare a mantenere fermo il riferimento al sistema dei valori ma integrare quelli che sono gli aspetti imprenditoriali. Non possiamo pensare, infatti, di creare nuovi posti di lavoro senza produrre ricchezza», ha dichiarato Eleonora Vanni, Presidente Legacoop SocialiLa corsa esasperata al risparmio da parte della Pubblica Amministrazione, i modelli di co-progettazione e co-programmazione non sempre digeriti e il mercato del lavoro sempre più competitivo, interrogano la cooperazione sociale e sottolineano la necessità di rispondere all’emergenza lavorativa senza perdere la qualità del proprio operato e i valori che ne stanno alla base.

Puntare sul protagonismo giovanile e recuperare il ruolo di connettori sociali, questo il connubio che Stefano Granata, Presidente Federsolidarietà Confcooperative, reclama durante il suo intervento. «È una bestemmia sociale - dichiara - pensare che i giovani non abbiano valori. Dobbiamo invece partire proprio dalle nuove generazioni e considerare ciò che offrono, nuovi strumenti e nuovi linguaggi, sono risorse preziosissime per ridisegnare un nuovo welfare. La cooperazione deve inoltre ritornare ad essere un ascensore sociale  per accompagnare le persone più fragili a districarsi dalla loro condizione di povertà e raggiungere quel gradino sociale più alto». 

È possibile leggere e sottoscrivere il manifesto alla pagina www.inserimentolavorativo.net.


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